Questa guerra è una guerra di fascismo globale ovunque ciascuno si trovi

Questa guerra è una guerra di fascismo globale, e quindi, lo è, da ora e già globale. Ognuno di noi, ovunque si trovi, deve sentirlo: non è solo una guerra militare.

Questa guerra è una guerra di fascismo globale ovunque ciascuno si trovi
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Beatrice Sarzi Amade Modifica articolo

3 Aprile 2025 - 20.16


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Tre anni fa, abbiamo scoperto Boutcha. 

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C’erano dei bastardi, in occidente, a continuare a dire che erano notizie false, che i morti erano stati uccisi dagli ucraini (o dagli stessi americani) o che erano comparse pagate per fare i morti, ma i fatti c’erano: centinaia e migliaia di persone uccise sangue freddo, per non parlare di centinaia di stupri, e saccheggi, ed era chiaro: “denazificazione” russa, ecco. Da allora, abbiamo visto decine e decine di Boutcha, e i tribunali internazionali hanno già sequestrato decine di migliaia (o più) di crimini di guerra denunciati, sapendo che i crimini di guerra continuano nei territori occupati, dove, dopo aver ridotto in rovina un intero paese, è espellere oggi qualcosa come settanta o centomila persone considerate straniere (ucraini) che, finora, non avevano preso il passaporto russo (per ogni tipo di motivi, anche perché non avevano i mezzi per ottenere documenti, perché avevano perso tutto). 

Ci sono, lo sappiamo da tre anni, decine di centri di tortura, e la tortura è sistematica, ancora, nessuno le sfugge, e, in questi centri di tortura, le donne vengono sistematicamente diffamate e stuprate,  lo stupro è considerato un modo fondamentale per distruggere. Sono passati tre anni, e contando ogni giorno da tre anni. 

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E per continuare, qui, ci siamo abituati così tanto che non se ne parla quasi più. 

Si dice, a destra e a sinistra (ma se la parola “destra” mantiene il suo significato storico, la parola “sinistra”, essa, da anni, non so ancora cosa significhi), che la pace va fatta, che non c’è scalata, e c’è sempre questa idea, raccapricciante, che, in fondo, la Gli ucraini, quello che hanno oggi, l’hanno cercato, perché hanno seguito le sirene dell’Occidente, e che, questa guerra, infatti, è colpa della NATO, mentre, sì, questa guerra è un errore della NATO,  ma una colpa al contrario: se l’Ucraina fosse entrata nella NATO, non ci sarebbe stata nessuna guerra, e la paese avrebbe potuto seguire una strada normale verso la democrazia. Ma ho parlato solo di questo: se c’è stata la guerra, e se la situazione è quella che è oggi, è che la NATO non ha mai voluto l’Ucraina, nonostante la ripetuta volontà del popolo ucraino, degli elettori, quindi  di rivolgersi non alla dittatura e alla miseria russa, ma verso una vita ancora meno terrificante, quella dei sistemi democratici, con tutti i suoi difetti e debolezze. 

No, la NATO ha fatto, ancor prima di Trump, come se l’Ucraina fosse, per natura, obbligata ad appartenere alla sfera di influenza russa e non alla sfera culturale ma alla sfera politica. L’Ucraina, ha dimostrato la NATO, non ha, per natura, alcun futuro democratico. Questa è la frase di Churchill su Monaco: abbiamo sia la vergogna che la guerra.

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A questo, il popolo ucraino (non solo gli elettori, il popolo, quotidianamente, nella stragrande maggioranza), ha risposto con tre anni di resistenza, e ancora risponde, nonostante la terribile stanchezza, e le terribili perdite, e nonostante le insidie che si scavano anche all’interno della società, nonostante l’odio, nonostante la miseria e bombardamenti, oggi, l’Ucraina, in uno sforzo puramente vitale, inaudito, riesce a produrre più della metà delle proprie armi, mentre i suoi precedenti governi, nella loro corruzione nazionalista, avevano lasciato sanguinare l’esercito (permettendo, anche qui, l’attacco di Putin). E oggi l’Ucraina è lì, che cerca di resistere su due fronti – contro le truppe russe, senza sangue, ma tanto altro, e preparando, senza alcun riguardo per le loro perdite, nuovi grandi reati – compiuti con ciò che rimane del loro materiale, e sapendo che tutti i depositi dei veicoli blindati sono svuotati delle riserve, quindi sapendo che questa offesa, a livello militare, sarà grave perché, nell’attuale situazione dell’esercito russo, potrebbe essere solo l’ultima prima di una pausa che permetterà al Paese, con il 40% del suo bilancio annuale dedicato alla difesa (e la sicurezza nazionale) per ricostruire le sue riserve grazie a quest’altro fronte: 

Trump, che lavorerà duramente per saccheggiare l’Ucraina dall’interno e, in un futuro difficile da prevedere ma ovvio, revocherà le sanzioni americane.

Intanto, beh, il nostro presidente, Macron, sta cercando di fare qualcosa.

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Siamo nell’ottica della guerra esterna (contro i paesi baltici, soprattutto l’Estonia) nei prossimi due-tre anni (forse prima, non so). Questa guerra ci sarà, e sarà facilitata dalla situazione interna delle democrazie occidentali, soprattutto da quello che sta accadendo qui, in Francia (questo nuovo asse che si afferma giorno per giorno, l’asse Le Pen – Melenchon, il sostegno di Melenchon a Marine Le Pen è solo l’ultimo esempio).

Sull’Italia direi “un non pervenuta” ci sta, “grande popolo” che disinformato fa spallucce o racconta in politica bugie, bugie e ancora bugie.

Intanto, a Gaza, vediamo Netanyahu mettere in atto l’idea di Trump. I massacri sono ripresi, e questo è fondamentale, perché non ci sono solo due fronti dell’Ucraina, ci sono tre fronti e, anche qui, Hamas svolge il ruolo di alleato oggettivo dei fascisti israeliani, che, come è stato dimostrato oggi, lo finanziano da anni e anni, quasi direttamente, dal Qatar. E ancora qui aspettiamo la reazione occidentale. Voglio dire quattro cose ma parole e condanna. 

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Finché non ci saranno atti, e tanto, soprattutto, che non ci sarà sanzione, all’interno dell’UE, contro Orban, che accoglie Netanyahu, allora, non ci sarà nulla, e tutte le parole di diplomatici e capi di stato saranno senza senso, o, peggio, saranno oscene. Sì, sì, siamo contrari. La prova che lo siamo, è che lo diciamo, “ai nostri amici israeliani. ” Ma, anche all’interno della società israeliana, sentiamo un grande movimento di rivolta contro questo governo di assassini e truffatori, e, sì, questo movimento si rafforza. Siamo ancora lontani dal poter cacciare, e a fortiori giudicare, i mostri che comandano il paese, ma, questo giudizio, non è impossibile. 

Allo stesso tempo, c’è uno dei movimenti a Gaza stessa, contro Hamas, ed è stato fondamentale: per la prima volta, la gente è uscita e ha messo in discussione il dogma. No, Hamas non è il legittimo rappresentante dei Gazan. Hamas è un movimento islamista, dittatoriale, fascista, che tiene in ostaggio, tutta la popolazione. La prova è che le operazioni militari israeliane sono riprese, se ho capito, proprio nei quartieri dove si sono svolte queste manifestazioni, tra le rovine lasciate dalle prime campagne. L’operazione militare di oggi interromperà, tra l’altro, qualsiasi tentativo di protesta contro Hamas. Lei viene, oggettivamente, a rafforzare.

Perché, sì, ci sono reazioni al disastro. Non governi ma persone. Già, negli Stati Uniti, sentiamo un brivido di rabbia: la massiccia perdita di Musk nelle elezioni del Wisconsin è un segno. Ciò che conta è la sconfitta elettorale, nonostante tutti i soldi investiti. Ciò che conta è anche il fallimento economico di Tesla, e la tremenda fermezza del Canada (sto ancora aspettando la risposta europea alle sanzioni di Trump, deve arrivare). Ciò che conta è anche il risveglio di alcuni rappresentanti democratici, di una nuova generazione, ovviamente, perché i vecchi si sono rivelati inutili. Vediamo queste reazioni, e contemporaneamente vediamo, giorno dopo giorno, arrivare in atto una vera e propria dittatura, ovvero un sistema di polizia che colpisce tutti gli strati della vita. Possiamo vedere l’instaurazione di un sistema che affronti le tradizionali modalità di politica di prossimità negli USA, finanziato dal PD. 

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Vediamo attacchi fisici, minacce e, sì, è, anche qui, una corsa di velocità prima delle “metà mandato” del prossimo anno. L’obiettivo dei trumpisti è impedire la gestione pacifica delle campagne elettorali, figuriamoci creare un clima di guerra civile.

Siamo già in guerra ognuno a casa, ognuno a modo suo. 

Questa guerra è una guerra di fascismo globale, e quindi, lo è, da ora e già globale. Ognuno di noi, ovunque si trovi, deve sentirlo: non è solo una guerra militare. Non si tratterà di “mobilitare i giovani francesi” e morire per Dantzig, Madrid o Kiev. È una guerra quotidiana, una guerra di menti. 

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In qualche modo, esorto i miei lettori a capire che sono altrettanto coinvolti. Affinché, nonostante tutta la stanchezza, nonostante l’abitudine, dove sono, solo rimanendo se stessi, anche loro, resistono.

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