Benjamin Netanyahu è atteso oggi in Ungheria, nonostante un mandato d’arresto della Corte penale internazionale (CPI) che lo espone al rischio di arresto nei paesi firmatari dello statuto della Corte. La visita è stata annunciata dall’ufficio del primo ministro israeliano domenica scorsa.
Ieri, Human Rights Watch ha esortato l’Ungheria a negargli l’ingresso o ad arrestarlo. Liz Evenson, direttrice della giustizia internazionale dell’organizzazione, ha dichiarato: “L’invito di Orbán a Netanyahu è un affronto alle vittime di crimini gravi. L’Ungheria dovrebbe rispettare i suoi obblighi legali in quanto Stato parte della CPI e arrestare Netanyahu se dovesse mettere piede nel paese.”
Nel novembre 2024, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto nei confronti di Netanyahu, dell’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant e del leader militare di Hamas Mohammed Deif, per presunti crimini di guerra legati al conflitto a Gaza.
La visita in Ungheria rappresenta il secondo viaggio all’estero di Netanyahu da quando il mandato è stato emesso. A febbraio, il primo ministro israeliano ha incontrato l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Washington. Né Israele né gli Stati Uniti hanno ratificato lo statuto della Corte penale internazionale.