La condanna a Marie Le Pen, i dazi e la ricorrenza della Nato: che accade in Francia?

Sono giorni delicati per il Paese guidato da Macron. I rapporti con gli Stati Uniti e il ruolo in Europa.

La condanna a Marie Le Pen, i dazi e la ricorrenza della Nato: che accade in Francia?
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Marcello Flores Modifica articolo

2 Aprile 2025 - 14.49 Culture


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di Marcello Flores

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Il nuovo presidente della Corte costituzionale francese, il Conseil constitutionnel, Richard Ferrand, eletto in febbraio per un solo voto grazie alla non partecipazione al voto del Rassemblement national di Marie Le Pen e Jordan Bardella, ha dichiarato che la condanna comminata da un tribunale a Marie Le Pen non è il frutto di un giudizio politico ma di una corretta operazione di giustizia, grazie a un’inchiesta durata a lungo che ha permesso ai giudici di individuare la colpevolezza della leader della destra francese nella frode da 2,9 milioni di euro ai danni dei contribuenti europei per avere messo in atto una serie di contratti truffa con i soldi dei contributi europei per gli assistenti parlamentari. Per cinque anni Marie Le Pen risulta ineleggibile, a meno, come ha ricordato sempre Ferrand, che il sistema garantista francese non decida in appello di modificare la condanna in assoluzione.

Questa è la prima notizia che ci giunge dalla Francia. Marie Le Pen era stata favorevole alla legge che adesso l’ha punita, aveva anzi richiesto un suo inasprimento, con l’ineleggibilità per sempre. Naturalmente Salvini e Meloni si sono accodati all’accusa di sentenza politica, per continuare a rammentare anche ai giudici italiani che la destra – forcaiola quando di mezzo ci sono gli altri, politici e cittadini – è più che garantista, innocentista, quando di mezzo ci sono i suoi. La presidente della Banca Centrale Europea, la francese Christine Lagarde, ha detto che l’Europa, di fronte al Liberation Day che Trump ha stabilito il 2 aprile per combattere l’economia europea coi dazi, deve iniziare a organizzarsi e lottare per la propria indipendenza: finanziaria, energetica e di difesa.

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La numero uno della BCE è così entrata in sintonia con quel gruppo di donne che costituisce al momento la leadership europea (oltre a loro anche la rappresentante dell’Unione per gli affari esteri Kaja Kallas e la presidente del parlamento europeo Roberta Metsola), un segnale forte, anche a livello simbolico, che non esiste solo la strada maschilista e sovranista di Trump, di Putin o di Erdogan e che l’Europa si spera prosegua con ancora più coerenza e coraggio di quanto le misure intraprese in queste settimane facciano intendere: con la consapevolezza che l’unica strada possibile, per l’Europa, è la forza della sua democrazia, del suo stato di diritto, di una sua futura difesa comune e di scelte finanziarie, energetiche e tecnologiche all’altezza della sfida lanciata al Vecchio Continente da Trump.

Che poi questi due avvenimenti coincidano con la prossima ricorrenza, il 4 aprile 2009, del pieno rientro della Francia nella NATO, nella sua organizzazione e nella sua struttura di comando, che aveva abbandonato nel 1966 sotto De Gaulle, è un segnale anche questo forse soltanto simbolico, ma non meno importante, della convinzione con cui Macron sta guidando la Francia verso un percorso di maggior peso in Europa per costruire un’Europa che abbia più peso: non solo nell’Unione, dove l’egemonia franco-tedesca è di nuovo la possibilità più seria, ma nella stessa politica di Difesa che coinvolge attivamente e pienamente anche la Gran Bretagna. Che poi una nazionalista e sovranista d’acciaio come Meloni si dichiari più vicina a Trump e più d’accordo con Vance che con i governi francese, spagnolo, tedesco, la dice lunga sulla sincerità del suo europeismo, e mostra come la politica del nostro governo ci isolerà sempre più a Bruxelles e ci farà considerare da tutto il tempo lo zerbino europeo di MAGA.

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