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L'Ucraina, l'Occidente, il mondo: i guasti del "doppiopesismo"

Gli equilibri di potenza sono sempre più spostati a Oriente. Nel Pacifico. Un tempo si parlava di “potenze emergenti”. Queste potenze sono emerse, eccome. Cina, India, Sudafrica, Brasile. Corea del Sud. E, sul piano militare, il Pakistan.

L'Ucraina, l'Occidente, il mondo: i guasti del "doppiopesismo"

globalist

13 Maggio 2022 - 18.07


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Il mondo non si ferma all’Europa. Perché il mondo non è solo molto più grande del vecchio Continente, cosa ovvia, ma perché, e questo è meno ovvio, non siamo più, e da tempo, in una dimensione “eurocentrica” della geopolitica. Oggi il futuro del pianeta non si decide più a Washington e nelle cancellerie europee, o quanto meno, non solo in Occidente.

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Gli equilibri di potenza sono sempre più spostati a Oriente. Nel Pacifico. Un tempo si parlava di “potenze emergenti”. Queste potenze sono emerse, eccome. Cina, India, Sudafrica, Brasile. Corea del Sud. E, sul piano militare, il Pakistan. Eppure il vizietto “eurocentrico” o “euroatlantico” è difficile da rimuovere. Una conferma? La guerra in Ucraina. E’ vero, questa guerra si svolge nel cuore dell’Europa, e quindi la nostra empatia verso gli ucraini, o la nostra paura per una possibile estensione del conflitto in Paesi, europei, confinanti, sono più profonde. E’ del tutto comprensibile, ragionevole. Ci sta. Tuttavia… Sì, perché c’è un tuttavia grande come il mondo. Tuttavia questo conflitto “scivola via” per due terzi del pianeta. E’ solo questione di lontananza dal campo di battaglia?

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Può essere. Ma non basta a spiegare il fatto che due terzi degli Stati membri dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, non hanno seguito Stati Uniti ed Europa sulla via delle sanzioni alla Russia. Sono tutti servi di Vladimir Vladimirovich Putin? Non scherziamo, per favore. E’ solo questione di affari, di gas, di forniture militari che vedono la Russia come importante terminale. Certo, c’è anche questo. Ma non basta. La risposta è molto più complessa e affonda le radici anche nel passato, più o meno recente.

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La risposta va ricercata anche in una memoria storica che il tempo non può cancellare o avvolgere nell’oblio. Il tempo non può cancellare questa memoria storica, collettiva. Perché in quella memoria sono raccolte tragedie, sofferenze, lotte, che fanno parte dell’identità di popoli, che sono a fondamento della nascita stessa di Stati-nazione. E in una parte significativa del mondo, quella memoria è segnata dalla diffidenza, se non da una motivata ostilità verso l’Europa e più in generale l’Occidente. Diffidenza e ostilità verso quel mondo “libero”, “democratico” che spesso, troppo spesso, ha predicato bene e razzolato male. Quell’Occidente che in nome della democrazia, della libertà, dell’ingerenza umanitaria, ha combattuto guerre, alimentato conflitti, che con la democrazia, la libertà, la difesa dei diritti umani, non solo non avevano nulla a che fare ma che di quei principi, di quei valori hanno fatto spregio.

Molte di quelle guerre, che oggi vengono classificate, ignobilmente, come guerre “dimenticate”, sono servite all’Occidente per far fuori dittatori che in precedenza erano stati armai e foraggiati, salvo poi, una volta diventati testimoni scomodi di affari sporchi, essere combattuti ed eliminati. La storia di Saddam Hussein e di Muammar Gheddafi sono, da questo punto di vista, esemplari. Agli occhi di miliardi di persone l’Occidente non è credibile quando chiama a raccolta il mondo per contrastare il “macellaio” del Cremlino, dipinto, anche a ragione, come un criminale di guerra. Perché fuori dall’Europa e dagli Usa, il mondo ricorda altri crimini e criminali di guerra che, in nome di inconfessabili interessi, l’Occidente ha sostenuto e continua a sostenere. Può non piacere, ma è così. E questo, sia detto a chiare lettere, non ha niente a che fare con un “benaltrismo” che non appartiene a chi scrive. Noi non usiamo i bambini yemeniti, iracheni, afghani, uccisi nelle guerre dell’Occidente, o di chi (vedi Arabia Saudita) dell’Occidente è alleato, per mettere tra parentesi, relativizzare, le uccisioni di bimbi ucraini da parte delle truppe d’occupazione russe. Dal “gioco”, vergognoso, degli orrori gerarchizzati, dei morti di serie A e quelli di serie B, ci chiamiamo fuori.

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Ma questo non vuol dire cancellare tragedie in corso. O dimenticare la Storia. Dimenticare, ad esempio, il sostegno americano alle dittature più feroci e sanguinare che l’America latina ha conosciuto: l’appoggio ai Videla, ai Pinochet, ai criminali in divisa militare che hanno fatto strage di chiunque fosse considerato un oppositore. Quei popoli non dimenticano. Così come non dimenticano gli orrori del colonialismo europeo, i popoli dell’Africa. Il colonialismo di Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo, Italia, che in Africa ha scritto pagine tra le più crudeli nella storia dell’umanità. Un discorso analogo vale per i popoli del Medio Oriente. Come il popolo palestinese, l’unico popolo oggi al mondo che vive sotto occupazione. Globalist ha documentato con decine di articoli, analisi, interviste, lo scempio di legalità che Israele perpetra da almeno 55 anni nei Territori palestinesi occupati. Ha elencato le oltre 70 risoluzioni delle Nazioni Unite che Israele ha disatteso. Ha dato conto degli innumerevoli report delle più importanti agenzie delle Nazioni Unite e Ong internazionali, che hanno denunciato, con una documentazione enciclopedica, i crimini di guerra e contro l’umanità (vedi le guerre a Gaza) compiute da Israele. Ma Israele è “Occidente” e dunque non può essere sanzionato dall’Occidente che lo ha sempre sostenuto. Ucraina libera. Giusto. Come è giusto sostenere la resistenza degli ucraini all’invasore russo. L’Occidente sostiene la resistenza ucraina anche con la fornitura di armi e con la politica delle sanzioni contro Mosca. Perché lo stesso non si fa per sostenere la resistenza palestinese? Non nelle sue forme militariste, tanto meno terroristiche, ma in quelle  dei tanti e tante che portano  avanti la disobbedienza civile, la resistenza popolare non violenta? E poi ci si meraviglia se la maggioranza dei palestinesi, secondo sondaggi indipendenti, chiedono all’Autorità nazionale palestinese di restare neutrale sul fronte russoucraino. L’occupazione dell’Ucraina è iniziata il 24 febbraio scorso. Quello dei Territori palestinesi almeno dal giugno del 1967.  Il doppiopesismo è l’altra faccia, quella speculare, del benaltrismo.

I dittatori, gli autocrati, non sono tali solo quando confliggono con gli interessi dell’Occidente. Lo sono perché lo sono. Ma così non è nella realpolitik che conosciamo. Finché è servito per arginare l’espansionismo khomeinista in Medio Oriente, Saddam Hussein è stato armato e sostenuto dall’Occidente, dall’America, dall’Europa, e con i gas tedeschi sono stati gasati da Saddam i curdi iracheni, senza che allora una sanzione sia stata presa contro di lui. E’ un esempio, ma tanti altri potrebbero essere fatti. Chi sia Recep Tayyp Erdogan lo sanno molto bene a Washington come a Bruxelles, a Roma come a Parigi o Berlino. E lo sanno ancora meglio le vittime della “Grande purga” condotta dal “Sultano” a seguito di un ben strano putsch fallito: giornali chiusi, giornalisti arrestati e a rischio ergastolo, parlamentari incarcerati, una repressione che non conosce limiti. Lo sanno ancor meglio i curdi siriani del Royava, spianati, con il consenso traditore dell’America e dell’Europa, dalle forze d’invasione, sì perché anche quella è stata un’invasione di uno Stato sovrano (la Siria), turche e dalle criminali milizie qaediste al loro seguito.

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L’Occidente, gli Stati Uniti, l’Europa, hanno tradito, sì tradito, le milizie curde dell’Ypg (le unità curde di protezione popolare) che avevano combattuto, da sole, in prima linea contro i tagliagole dell’Isis a Kobane, Raqqa…Eppure Erdogan è un interlocutore privilegiato per una Europa che esternalizza le sue frontiere e che versato nelle casse turche già 6 miliardi di euro, sottostando al ricatto del Sultano: pagate o vi scarico addosso milioni di profughi. Per non parlare poi di Abdel Fattah al-Sisi, il presidente-generale egiziano: per avere notizie di chi è il personaggio, chiedere alla famiglia Regeni. Ci facciamo paladini dei diritti umani, e poi forniamo (noi Europa, noi Italia) le armi, le bombe, che fanno strage di civili in Yemen, a un regime, quello saudita, che solo il senatore Renzi crede che sia entrato in una fase “rinascimentale”.  You remember Jamal Khashoggi? Ricordare tutto ciò non è parlare di altro. E’ parlare di Ucraina. E di noi europei. E chiedersi perché fuori dai nostri confini, il mondo non partecipa alle nostre battaglie di civiltà. Perché non risultiamo credibili. Semplicemente.

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