Via il limite di capienza alle sale. Lo chiede anche Sorrentino

Mentre molti cattolici contestano il film francese sull'aborto clandestino che ha vinto il Leone d'oro, al regista napoletano di "È stata la mano di Dio" si spiana la strada per la nomination italiana all'Oscar

Paolo Sorrentino e Filippo Scotti protagoniista di "È stata la mano di Dio" a Venezia 78

Paolo Sorrentino e Filippo Scotti protagoniista di "È stata la mano di Dio" a Venezia 78

Redazione 13 settembre 2021Culture
di Marcello Cecconi

Resta ancora forte l’eco del successo di Venezia 78 e il cinema, e tutto il suo indotto, non può che beneficiarne. Su questa onda emotiva si fa ancora più forte la voce di tanti professionisti del settore, compreso il Gran premio speciale per la regia per È stata la mano di Dio, Paolo Sorrentino, che si rivolgono al ministro Dario Franceschini per far sì che nelle sale cinematografiche sia tolto il limite di sicurezza di “200” per portarlo al massimo della capienza. 

Nel documento si chiede al ministro di dare atto della gestione corretta e virtuosa dimostrata dagli esercenti in questi mesi delle nuove parziali riaperture in cui le sale si sono dimostrate sicure per gli spettatori. Resterebbe il green pass come strumento selettivo ma si chiede la riapertura al massimo delle capacità come necessità irrinunciabile per il lavoro degli esercenti cinematografici e teatrali.

In questo Festival del cinema, che ha onorevolmente dato lustro all’industria cinematografica che ha lavorato senza sosta anche durante il lock down, si sono consolidate due realtà: la muscolare presenza delle piattaforme, nuove realtà produttive, e la crisi del botteghino. È certo che il doppio binario piattaforme/sale cinematografiche, nato prima della pandemia, si è ora più sbilanciato a favore di Netflix e company e lo conferma ad Ansa anche il direttore del Festival Antonio Barbera: "La Mostra è una vetrina, i rapporti tra piattaforme e sale si sono ribaltati e si andrà verso un assestamento, mi auguro - aggiungendo - che un doppio sistema continuerà ad esistere e di cui andranno definite le regole e questa è una grande sfida. Le sale sopravvivranno con quali caratteristiche? Solo per i blockbuster? Solo per un pubblico cinefilo di nicchia? Non bisogna demonizzare gli streamers, oggi ci sono grandi opportunità per il pubblico di vedere i film ovunque e un festival non può ignorare che tra i principali produttori di cinema di qualità ci sono le piattaforme. Oggi ci sono tanti cinema e tanti pubblici, questa diversità è sotto gli occhi di tutti, le nuove regole sono da scrivere".

L’appello al ministro Franceschini è stato sottoscritto anche dallo stesso Antonio Barbera oltre ad attori come Michele Placido e tanti altri. Fra i firmatari, come abbiamo detto, anche il regista napoletano di È stata la mano di Dio, ancora emozionato per il riconoscimento che la giuria del festival gli ha riconosciuto. Sorrentino dichiara che non si aspettava niente da questo Festival anche se si dimostra felice dell’accoglienza critica e, in relazione alla possibile candidatura all’Oscar del suo film, dice all’Ansa "Mi sembra tutto prematuro, bisogna fare i passetti uno alla volta. Siamo contenti del Leone, poi da domani ci sediamo con la grande squadra di questo film e vediamo il da farsi".

Superfluo aggiungere che, visto il successo della critica, il suo film sembra avere pochi ostacoli per la strada che lo porterebbe alla nomination come film italiano all’ Oscar Internazionale del prossimo marzo. I concorrenti ci sono, certo, ma non sembrano avere tutti gli ingredienti adatti. Freaks Out di Gabriele Mainetti può avere qualche chance così come Qui rido io di Mario Martone o, potrebbe averla anche Michelangelo Frammartino, premiato con il premio della giuria per Il Buco. Ma proprio Frammartino, pur consapevole che il suo film può piacere all’estero si schernisce: "No no, l'Italia deve vincere, andranno altri non io".

Del resto anche la critica cattolica al film L’événement della regista francese Audrey Diwan, che ha vinto il Leone d’Oro, lavora per il regista italiano. Scrive Massimo Iondini su Avvenire.it: “Nell’imbarazzo della scelta ha vinto il ruggito del “politically correct”. Il film della regista francese Audrey Diwan non è il più bello, non è il più originale e nemmeno il meglio girato tra quelli in concorso, ma questa non è una novità né una notizia perché è sovente capitato che alla Mostra di Venezia (così come per la Palma di Cannes e per l’Orso di Berlino) il Leone d’oro non finisse nelle mani più meritevoli. Il fatto è che stavolta di mani più meritevoli ce n’erano tante. Italiane comprese, a partire da quelle di Paolo Sorrentino che di consolarsi avrà comunque modo con il Gran Premio della Giuria”.

Paolo Sorrentino incassa e ringrazia.