Siria e Alawiti: come si cancella un’etnia
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Siria e Alawiti: come si cancella un’etnia

Le persecuzioni contro gli Alawiti non sono iniziate nel marzo del 2025. Dal governo di Hafiz al-Asad al nuovo governo di al-Jolani. Il silenzio dei media italiani.

Siria e Alawiti: come si cancella un’etnia
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3 Aprile 2025 - 17.37 Culture


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di Arianna Scarselli

La Siria, così vicina e così lontana per i media italiani ed europei. Eppure, questo Paese, è una terra che si affaccia sul Mediterraneo e ricorda un po’ alcune aree della penisola italica, dove le montagne incontrano il mare. Quelle siriane sono montagne selvagge e aspre, inospitali. La fascia montuosa e costiera, in particolare, è terra della minoranza alawita, una minoranza perseguitata tante volte nel corso della storia, ma della quale si sente poco parlare.

Negli ultimi decenni si è parlato degli alawiti esclusivamente in relazione al dittatore e leader siriano Bashar al-Assad (alawita), figlio del precedente capo di governo Hafiz al-Asad che diresse il colpo di stato nel 1970. Questo ha portato a una narrazione molto spesso distorta e poco approfondita di quello che effettivamente stava succedendo in Siria.

Con la salita a potere di Assad, un alawita, si potrebbe facilmente pensare che le condizioni di vita di tutta la popolazione siano migliorate, invece, proprio tra le varie strategie per controllare il Paese, il dittatore ha fatto di tutto per mantenere in uno stato di povertà assoluta la maggioranza degli alawiti, così da forzare i giovani uomini a arruolarsi in cambio di uno stipendio statale con cui a malapena si potevano comprare il pane.

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Le complesse vicende che hanno avuto come protagonisti gli alawiti in Siria degli ultimi due secoli li avevano portati a stabilirsi in villaggi sperduti e isolati, lontano dalle città, dove si cresce con poco, dove le macchine sono un lusso che non è mai arrivato, dove non sai quando potrai lavarti e se il giorno dopo potrai ricaricare il computer e lavorare.

Naturalmente questa rischia di essere una generalizzazione: ci sono città altamente sviluppate, dove musulmani sunniti, musulmani alawiti e cristiani convivevano pacificamente, dove la guerra civile era un qualcosa di cui si avvertiva la presenza ma non si vedeva direttamente.

È bene infatti ricordare come la Siria fosse già sconquassata dalla guerra civile, conflitto scoppiato il 15 marzo 2011 con le proteste a Damasco e Aleppo contro l’autoritarismo di Assad. Ad oggi la caduta del dittatore non ha portato la tregua, anzi, forse ha portato una nuova follia.

L’8 dicembre 2024 le forze armate guidate da Ahmad al-Shara, nome di battaglia di Abu Muhammad al-Jolani, hanno costretto alla fuga l’ex presidente e hanno ottenuto il controllo della quasi totalità del territorio siriano. Ma chi è al-Jolani? Ex capo di al Nusra, gruppo armato jihadista afferente a Al-Qaida da cui successivamente il neo Presidente si era allontanato per fondare il gruppo armato Hayat Tahrir al-Sham (HTS, Orgaizzazione per la liberazione del Levante), le milizie che a fine dello scorso anno hanno guidato la conquista del Paese. A gennaio Al-Jolani è stato eletto presidente ad interim della Siria tanto che diversi capi di Stato, fra cui lo stesso Ministro italiano degli Esteri Tajani, si sono recati a Damasco per incontrarlo.

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