Le truffe online: una questione politica
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Le truffe online: una questione politica

I lati negativi della rete: come difenderci? È sempre più urgente l’intervento delle istituzioni

Le truffe online: una questione politica
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4 Aprile 2025 - 00.36 Culture


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di Giada Zona

Non sono gli anziani, ma i giovani ad essere i più colpiti dalle truffe online. A sorpresa, è la Generazione Z, quella dei “nativi digitali”, a cascarci più spesso. Come è possibile? La realtà è che saper usare la tecnologia non significa saperla comprendere davvero. Il mito del giovane esperto digitale crolla di fronte a un dato: le disuguaglianze sociali e culturali si riflettono anche nel modo in cui navighiamo. E la rete, così com’è, rischia di amplificare queste fragilità. 

Oggi le truffe online non dormono: mentre chattiamo con un amico o stiamo facendo una storia su Instagram possono arrivarci truffe che riguardano gli investimenti, il mondo del lavoro, oppure altre che usano la falsa assistenza tecnica. Ma, anche, truffe sanitarie o falsi concorsi a premi o lotterie. Inutile farci prendere dal panico perché non esistono soluzioni semplici o immediate. Piuttosto, dovremmo comprendere le possibili cause e conseguenze di questo fenomeno. Dovremmo domandarci cosa potremmo fare noi, in quanto utenti e cittadini. E potremmo sollecitare le classi politiche per rendere più sicura e controllata la navigazione in rete.

Siamo tutti vulnerabili e l’età non può essere l’unico fattore determinante, ma anche l’istruzione e il reddito sono elementi che dovremmo tenere in considerazione. Ad esempio, possiamo ipotizzare che i più istruiti riconoscano più facilmente una truffa online rispetto a coloro che possiedono un livello basso di istruzione. Piuttosto che farci ingannare da qualche formula apparentemente convincente, come quella dei “nativi digitali”, dovremmo sviluppare un senso critico e comprendere il motivo per cui le truffe online siano così diffuse. Nessun utente, giovane o anziano, può considerarsi completamente immune da questo triste scenario.

La rete non è un universo completamente parallelo alla vita offline e, ovviamente, non è nemmeno il migliore dei mondi possibili. Abbiamo bisogno di ulteriori normative che riescano a limitare questi fenomeni, considerando che alcuni utenti riescono a difendersi, mentre altri hanno più difficoltà. È sempre più urgente un intervento dall’alto: le truffe online diventano, quindi, una questione politica. Ma anche l’hate speech e tutto ciò che riguarda questo triste lato della medaglia. 

Sicuramente le normative introdotte da Elon Musk in merito al fact-checking non sono confortanti, anzi si rischia di produrre l’effetto contrario. Ma, si sa, ci troviamo di fronte a una retorica populista. Anche gli utenti devono impegnarsi, ma il loro contributo non basta; si tratta di un progetto che necessita l’intervento di diversi attori sociali. Ad esempio, anche l’istruzione potrebbe guidare questo processo.

Fin da piccoli dovremmo essere educati all’utilizzo dei media, sperando che la rete possa essere utilizzata correttamente. Dovrebbero intervenire le istituzioni, cercando di ridurre il più possibile le disuguaglianze sociali che, come abbiamo visto, si riflettono nel mondo digitale. E dovrebbero anche introdurre nuove leggi per salvaguardare l’utilizzo della rete. Riduzione delle disuguaglianze sociali, istruzione ai media e ulteriori normative sull’utilizzo della rete. Una ricetta convincente che dovrebbe essere discussa dalle classi politiche.

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