«È inquietante il messaggio del dl sicurezza, che sembra avere solo un duplice obiettivo: da un lato, creare nella collettività un problema che non esiste, non mi pare che ci sia alcun allarme sociale o alcuna questione emergenziale legata all’ordine pubblico; dall’altro, tentare di porre le basi per la repressione del dissenso».
È quanto ha dichiarato il segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Rocco Maruotti, durante il suo intervento al Comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe.
Le parole di Maruotti esprimono una forte preoccupazione per la natura del decreto sicurezza promosso dal governo, che – secondo molte voci critiche – si configura come un provvedimento liberticida, cioè lesivo delle libertà fondamentali.
Il decreto, infatti, introduce misure che rischiano di restringere in modo significativo il diritto di manifestare, di riunirsi pacificamente e di esprimere dissenso. L’inasprimento delle pene per chi partecipa a cortei o sit-in, l’ampliamento dei poteri discrezionali delle forze dell’ordine e il ricorso a sanzioni sproporzionate nei confronti di comportamenti non violenti sono elementi che, secondo giuristi e costituzionalisti, potrebbero ledere i diritti garantiti dalla Costituzione.
Inoltre, l’assenza di un reale contesto emergenziale – come sottolineato da Maruotti – solleva dubbi sulla necessità e sulla proporzionalità delle misure contenute nel decreto. La narrazione di un presunto “pericolo sociale” appare, in questo senso, strumentale a giustificare un controllo più stretto su chi dissente o protesta, spostando l’attenzione pubblica su un problema creato ad arte per rafforzare l’autorità dello Stato.
Il rischio, secondo molti osservatori, è che il decreto non protegga l’ordine pubblico, ma serva invece a criminalizzare il dissenso politico e sociale, riducendo gli spazi di democrazia.