Dazi, il 'ponte' di Giorgia Meloni con Trump è già crollato: la premier costretta a cambiare i toni
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Dazi, il 'ponte' di Giorgia Meloni con Trump è già crollato: la premier costretta a cambiare i toni

Dopo aver investito su un rapporto privilegiato con Donald Trump, la presidente del Consiglio si trova ora a fare i conti con una realtà diversa

Dazi, il 'ponte' di Giorgia Meloni con Trump è già crollato: la premier costretta a cambiare i toni
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2 Aprile 2025 - 20.58


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Giorgia Meloni rivede la sua strategia di fronte ai nuovi dazi annunciati dagli Stati Uniti. Dopo aver investito su un rapporto privilegiato con Donald Trump, la presidente del Consiglio si trova ora a fare i conti con una realtà diversa da quella sperata: l’ex presidente americano non fa eccezioni e l’Italia rischia di essere colpita dalle misure protezionistiche al pari degli altri Paesi europei.

A Palazzo Chigi si è sperato fino all’ultimo di poter evitare la stretta, contando sui buoni rapporti vantati con Trump e sulla possibilità di una mediazione. Ma con l’inasprimento della politica commerciale statunitense, il governo italiano è costretto a ripensare la propria posizione. “Se servirà”, ammette Meloni, si dovrà immaginare una “risposta adeguata” per difendere gli interessi nazionali ed europei. Parole più caute rispetto a quelle di Sergio Mattarella, che definisce senza esitazioni la mossa americana un “errore profondo” e sollecita una reazione compatta dell’Unione Europea.

Nel governo il dibattito è aperto. La Lega insiste per una trattativa diretta con Washington, mentre Forza Italia, per voce del ministro degli Esteri Antonio Tajani, appoggia la linea del Quirinale, chiedendo un approccio “pragmatico e dialogante, ma con la schiena dritta”. La strategia dell’attesa sembra prevalere, almeno fino all’arrivo del vicepresidente USA J.D. Vance in Italia il 18 aprile.

Leggi anche:  Dazi, Salvini e Meloni balbettano: più attenti a non criticare Trump che a difendere l'Italia e gli italiani

Il rischio, per Palazzo Chigi, è che il dialogo non porti a nulla e che l’Unione Europea scelga una reazione più decisa, magari rispondendo ai dazi con altrettante misure restrittive. In tal caso, il tentativo di Meloni di accreditarsi come interlocutrice privilegiata di Trump potrebbe rivelarsi inefficace, segnando la prima grande battuta d’arresto della sua politica estera. La speranza di una sponda americana rischia di trasformarsi in una prova difficile per la tenuta del governo.

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