Il neofascista Marco Toffaloni condannato come l'esecutore materiale della strage di Brescia

Marco Toffaloni è stato riconosciuto come l'esecutore materiale della strage di Piazza della Loggia. Il tribunale dei minori ha stabilito che fu lui, la mattina del 28 maggio 1974, a collocare l'ordigno esplosivo nel cestino dei rifiuti della piazza

Il neofascista Marco Toffaloni condannato come l'esecutore materiale della strage di Brescia
Marco Toffaloni in una foto scattata a Brescia pochi minuti dopo la strage
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3 Aprile 2025 - 23.58


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Marco Toffaloni è stato riconosciuto come l’esecutore materiale della strage di Piazza della Loggia. Il tribunale dei minori ha stabilito che fu lui, la mattina del 28 maggio 1974, a collocare l’ordigno esplosivo nel cestino dei rifiuti della piazza, causando la morte di otto persone e ferendo altre 102. All’epoca dei fatti sedicenne, il neofascista veronese è stato processato dalla giustizia minorile e condannato a 30 anni di reclusione, sebbene oggi abbia quasi 68 anni.

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La sentenza, letta dal presidente della corte Federico Allegri, rappresenta un momento storico. Dopo che nel 2017 erano stati condannati all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, individuati come i mandanti dell’attentato, questa è la prima volta che un tribunale riconosce ufficialmente l’identità di uno degli esecutori materiali della strage. Tuttavia, il destino della condanna rimane incerto, in attesa dei successivi gradi di giudizio e della sua definitiva conferma.

Toffaloni, che oggi risiede in Svizzera con il nome di Franco Maria Muller, beneficia della protezione legale garantita dal diritto elvetico. Cittadino svizzero da anni e residente a Landquart, nel cantone dei Grigioni, gode di sussidi statali. Le autorità svizzere, chiamate a collaborare con la giustizia italiana, hanno rifiutato sia il trasferimento coatto a Brescia per assistere al processo, sia una possibile estradizione. Secondo il sistema giuridico svizzero, il reato di strage sarebbe ormai prescritto e, di conseguenza, Toffaloni non avrebbe dovuto essere nemmeno processato, figurarsi condannato.

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Le prove che hanno portato alla sentenza di condanna si basano sulle indagini condotte dai pubblici ministeri Silvio Bonfigli e Caty Bressanelli. Nonostante la giovane età al tempo dell’attentato, Toffaloni era strettamente legato ai vertici del neofascismo veronese e frequentava gli ambienti di Ordine Nuovo. Un elemento chiave dell’accusa è rappresentato dalle dichiarazioni di Gianpaolo Stimamiglio, ex esponente del Centro Studi Ordine Nuovo, che nel 2010 ha iniziato a collaborare con i magistrati di Brescia.

Stimamiglio ha raccontato di aver incontrato Toffaloni nel 1989 in un albergo di Peschiera del Garda, dove quest’ultimo gli avrebbe confidato di essere stato presente a Brescia il giorno della strage. “A Brescia gh’ero mì”, avrebbe detto Toffaloni, lasciando intendere di aver avuto un ruolo nell’attentato. A rafforzare l’accusa, inoltre, c’è una perizia antropometrica che individua Toffaloni in una fotografia scattata subito dopo l’esplosione. Nell’immagine, che mostra Arnaldo Trebeschi piegato sul corpo dilaniato del fratello Alberto, appare un volto che gli esperti hanno attribuito senza dubbi a Marco Toffaloni.

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