Per il Tribunale, il Comune di Agrigento ha discriminato un alunno disabile, violando il suo diritto all’istruzione, riconosciuto dalla Costituzione come diritto fondamentale.
La vicenda, ricostruita da Report Sicilia, riguarda la riduzione arbitraria delle ore di assistenza, motivata con esigenze di bilancio. Il provvedimento del Tribunale è stato ottenuto dai genitori del minore, i quali hanno denunciato il taglio come una grave forma di discriminazione indiretta, vietata dalla Legge 67/2006, come già ribadito dalla Cassazione a Sezioni Unite (sent. n. 25011/2014).
Il Tribunale ha condannato il Comune di Agrigento a ripristinare immediatamente il servizio e ha imposto una multa di 1.000 euro per ogni settimana di ritardo. In pratica, adesso l’inadempienza del Comune finirà col ripercuotersi sulla situazione finanziaria dell’Ente.
Questa è l’ultima “perla” di Agrigento che, insignita del titolo di Capitale della Cultura per il 2025, ha fatto registrare una sequenza di figuracce e insufficienze gravi. Il Comune non poteva non sapere (c’è una segreteria comunale che deve vigilare sugli atti) di violare la legge, sapeva che sarebbe stato condannato, ma ha comunque scelto di proseguire nel taglio dei servizi, trasformando la sanzione in debito fuori bilancio.
In pratica, si tratta di una spesa che non verrà pagata oggi, ma che sarà scaricata su chi amministrerà domani. Una “furbizia” che consente agli attuali amministratori (giunta di destra) di non rispondere subito del danno prodotto, lasciando il Comune ancora più esposto al dissesto finanziario.
L’assessore alla Pubblica Istruzione Giovanni Alfano (che in un Paese normale, alla notizia della condanna, avrebbe dato immediatamente le dimissioni) aveva dichiarato che la riduzione delle ore del servizio ASACOM era stata una scelta “necessaria” per poter avviare il servizio già a settembre.
Aveva parlato del Comune – ricorda Report Sicilia – come di un “buon padre di famiglia”, impegnato a garantire il massimo possibile con le poche risorse a disposizione. Alla luce di quel che si è determinato ora, quel passaggio fa pensare più che a un buon padre di famiglia, a un padre snaturato.
Agrigento, dunque, più che Capitale della Cultura appare come la “Capitale degli impuniti”: puoi essere condannato da un tribunale, produrre debiti fuori bilancio e restare tranquillamente al proprio posto, come se nulla fosse.