I problemi della scuola sono enormi prima e con il Covid: ma ora torniamo a vivere e imparare

Fare lezione e guardare negli occhi gli studenti, ascoltare in tempo reale le loro osservazioni, scrutare i lori volti mentre si confrontano con i grandi filosofi, è un’esperienza che avevamo dimenticato

Il ritorno a scuola con il green pass

Il ritorno a scuola con il green pass

Antonio Rinaldis 14 settembre 2021

Ieri le scuole hanno riaperto, in un mondo che sta cercando tra mille affanni, polemiche e incertezze, di uscire dalla morsa del virus che ha cambiato per sempre le nostre vite. 

Nel fuoco delle polemiche e della guerra di religione che divide chi è favorevole al vaccino obbligatorio ma è contrario al green pass, chi è contrario al vaccino obbligatorio, chi è favorevole al vaccino e al green pass, chi è contrario a tutto e nega persino l’esistenza del virus, siamo rientrati a fare lezione, con alcune significative novità.

 

Per intanto possiamo dire che tutti i no dad hanno potuto finalmente constatare che l’odiosa pratica della didattica a distanza è stata abbandonata e le aule hanno ricominciato a riempirsi delle voci e dei corpi degli studenti, che sono tornati dal mondo virtuale nel quale erano stati confinati al mondo reale. Non è tutto, ma non è neppure poco. 

I problemi della scuola italiana sono enormi e il trauma del virus li ha resi ancora più macroscopici. Rimangono le classi pollaio, gli edifici fatiscenti, una burocrazia elefantiaca che strozza la creatività di studenti e docenti, ma è necessario, dopo tanto buio, prestare attenzione ai bagliori di luce che appaiono.

 

Fare lezione e guardare negli occhi gli studenti, sentire le vibrazioni della loro presenza, ascoltare in tempo reale le loro osservazioni, scrutare i lori volti mentre si confrontano con i grandi filosofi, è un’esperienza che avevamo dimenticato e che stiamo riscoprendo con immensa gioia. Siamo stati braccati dalla paura per più di un anno, ci ha inseguiti in ogni angolo delle nostre giornate, ad alcuni ha persino tolto il fiato, prima ancora della malattia, altri si sono chiusi in un silenzio contorto e in una solitudine astiosa. Abbiamo perso il senso del vivere in comune e ci siamo housezzati, come dicono i sociologi, ma ora la vita ricomincia, rifiorisce in questo autunno caldo da desertificazione inarrestabile e anche la paura sta lasciando lo spazio alla speranza.

 

Questa mattina alcuni studenti mi hanno chiesto delle gite. La loro voglia di vivere è contagiosa, vogliono viaggiare, conoscere, esplorare e divertirsi. La gita scolastica è proprio il simbolo di un’apertura fiduciosa al mondo, la disposizoine al viaggio, all’incontro, alla scoperta. Mentre molti, più o meno adulti si massacrano verbalmente sui fronti opposti e apparentemente inconciliabili dei vaccinisti e degli antivacciisti, mentre profeti di sventura prevedono futuri e inevitabili genocidi e complotti da Big Reset, Big Pharma, Big Tutto, i ragazzi ci insegnano l’arte della semplicità, della voglia di sfidare il pericolo e accettare il rischio, a condizione di riprenderci la vita. La lezione della vita è semplice: vivere significa accettare di mettersi in gioco, senza garanzie e senza certezze. Chi pensa il contrario, chi vorrebbe maggiori tutele rispetto alla sicurezza dei vaccini manifesta delle richiesta legittime, ma che allo stato attuale non possono essere soddisfatte. Vivere è scommetere, quasi sempre al buio. E i ragazzi lo sanno forse persino meglio degli adulti.

 

Nessuno sa con certezza quali saranno gli effetti a lungo termine dei vaccini, forse solo Dio, se esiste, nella sua onniscienza, ma una cosa appare chiara. Siamo tornati a incontrarci, a parlare, a crescere,  a ritrovare quella dimensione privilegiata dell’esistenza umana che è la relazione, senza la quale non c’è crescita, né evoluzione. 

Per il momento ritorniamo a vivere, abbandoniamo le ansie da social, proviamo a far tacere gli algoritmi che ci confermano soltanto nelle nostre convinzioni ottuse e riprendiamo a respirare, a sfidare lo scetticismo, a insegnare e a imparare.