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Vertice Omc sui vaccini: un accordicchio che salva la faccia ma non le vite umane

Un mondo in cui la moltitudine di disperati che scappano da guerre, disastri ambientali, stupri di massa, salute negata, povertà assoluta, vengono fatti affogare o sparire in fosse comuni nel deserto, o respinti alle frontiere della civile Europa

Vertice Omc sui vaccini: un accordicchio che salva la faccia ma non le vite umane
Covid-19

Umberto De Giovannangeli

18 Giugno 2022 - 17.14


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Un mondo criminalmente diseguale. Quello in cui l’apartheid vaccinale provoca milioni di vittime – milioni – senza che nessuno sia chiamato a renderne conto in un’aula di tribunale o, come si suol dire, davanti  a dio e alla storia. Un mondo in cui la moltitudine di disperati che scappano da guerre, disastri ambientali, stupri di massa, salute negata, povertà assoluta, vengono fatti affogare in mare o fatti sparire in fosse comuni nel deserto, o respinti alle frontiere della civile Europa, a meno che non abbiano i capelli biondi, gli occhi azzurri e un passaporto ucraino.

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A denunciare questo mondo criminale, in cui una minoranza di pochissimi si arricchisce sempre più sulla pelle, letteralmente, di miliardi di esseri umani, sono rimasti in pochi. Pochi benemeriti. Organizzazioni non governative, associazioni di base, attiviste/i dei diritti umani, giornalisti indipendenti, che non si sono piegati al potere, spesso mortale, dei più forti. Tra questi benemeriti c’è Oxfam.

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L’ultima beffa

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In risposta alla notizia che i governi dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) hanno raggiunto – nel corso dell’incontro che si è appena tenuto a Ginevra – un accordo sui brevetti per i vaccini Covid-19 nei paesi in via di sviluppo, Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency, hanno dichiarato:

 “Non siamo di fronte alla sospensione delle regole sulla proprietà intellettuale di cui il mondo ha un disperato bisogno per garantire l’accesso a vaccini e cure per tutti, ovunque. L’Ue, il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Svizzera hanno bloccato quel testo, raggiungendo un compromesso che in gran parte ribadisce i diritti già esistenti dei paesi in via di sviluppo di derogare i brevetti in determinate circostanze. L’accordo raggiunto inoltre si applica solo a vaccini e non alle terapie e alla diagnostica, strumenti chiave per la lotta al virus, riguarda solo i brevetti e non altri diritti della proprietà intellettuale, che costituiscono un ostacolo alla produzione. Infine riguarderà solo i paesi che non hanno già sviluppato capacità produttiva. Dobbiamo dirlo chiaramente: è un accordo fatto per salvare la faccia, non vite umane”.

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 Un giudizio durissimo, di chiarezza cristallina. Un possente j’accuse che, proprio perché tale, viene silenziato dalla stampa mainstream.

“La condotta dei paesi ricchi all’OMC è stata vergognosa. L’Ue ha bocciato ogni tentativo di accordo che significasse una reale rinuncia alla proprietà intellettuale; Regno Unito e Svizzera hanno lavorato al peggioramento di qualsiasi testo; gli Stati Uniti hanno negoziato dietro le quinte per ridurre l’impatto e la portata dell’accordo.

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 Venti mesi di battaglie di Sud Africa e India, supportate da 100 paesi membri dell’Omc, non sono serviti per assicurare ai paesi in via di sviluppo il diritto di produrre e accedere a vaccini, test e cure. Gli ostacoli costantemente posti dai paesi ricchi hanno portato a questo deludente e vergognoso risultato, che costituisce un pericoloso precedente anche per le prossime emergenze sanitarie. Ci auguriamo che i paesi in via di sviluppo ora intraprendano ogni possibile azione per esercitare i loro diritti e superare le norme sulla proprietà intellettuale per salvare vite umane”.

Genocidio sanitario

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17,5 milioni di persone sono morte per la pandemia, quasi 30 mila al giorno, da quando l’Organizzazione Mondiale del Commercio, 20 mesi fa, ha iniziato a discutere la proposta di sospensione delle regole che tutelano proprietà intellettuale di vaccini, terapie e diagnostica Covid-19.

 È l’allarme lanciato da Oxfam e Emergency, membri della People’s Vaccine Alliance, alla vigilia dell’incontro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), tenutosi dal 12 al 15 giugno a Ginevra.

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Oltre la metà dei decessi causati dal Covid-19 sono avvenuti in Paesi a basso e medio reddito

“La proposta di sospensione dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini, cure e test diagnostici relativi al Covid – avanzata da India e dal Sud Africa nell’ottobre 2020 e sostenuta da oltre 100 Paesi – consentirebbe ai Paesi a basso e medio reddito di realizzare questi prodotti sanitari indispensabili per la prevenzione e la cura del Covid-19 a prezzi più bassi rispetto agli attuali, imposti dalle aziende farmaceutiche monopoliste – rimarcavano in quell’occasione  Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di Emergency -.Tuttavia, l’Unione Europea, Regno Unito e Svizzera hanno impedito di raggiungere un accordo che avrebbe potuto salvare innumerevoli vite. Al contrario, nonostante almeno la metà delle vittime della pandemia siano nei Paesi in via di sviluppo (ed è un calcolo per difetto!), le richieste avanzate sono state respinte al mittente, col rischio di arrivare a una soluzione parziale che non risolverà il problema”. 

 Meno di un quinto degli abitanti dell’Africa al momento ha ricevuto un ciclo vaccinale completo.

Attualmente, meno di un quinto degli africani ha ricevuto un ciclo vaccinale completo. Le strategie usate per promuovere l’accesso ai vaccini nei paesi a basso reddito si sono basate sulle donazioni. Per più di un anno i vaccini non sono stati disponibili e, una volta iniziate le spedizioni nei Paesi poveri, spesso le dosi si sono rivelate inutilizzabili, perché troppo vicine alla scadenza. Minando la fiducia tra l’Ue e i Paesi africani, oltre che la capacità dei diversi Paesi di pianificare efficaci campagne vaccinali. D’altro canto, terapie e test rimangono ancora un miraggio nei Paesi più poveri.

 Nonostante le immani difficoltà, l’Africa è stata più efficiente di Portogallo e Austria nella somministrazione dei vaccini ricevuti.

Nonostante le difficoltà logistiche l’Africa ha somministrato però il 70% delle dosi ricevute, più di quanto non abbiano fatto paesi europei come Portogallo (68%), Austria (58%), Cipro (69%).  Un risultato notevole se si pensa che i Paesi africani hanno limitati budget sanitari, con una spesa pro-capite 33 volte inferiore a quella dei Paesi ad alto reddito.

 In gioco la credibilità stessa dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Oxfam, Emergengy e la People’s Vaccine Alliance denunciano quindi come l’attuale stallo all’Omc sulla sospensione delle regole sulla proprietà intellettuale rischia di compromettere i negoziati in corso e la stessa credibilità dell’organizzazione, soprattutto perché l’economia globale sta affrontando la prospettiva di una recessione unita all’aumento dei prezzi di cibo e carburante.

 “L’Ue di fatto rimane sorda agli appelli dell’Africa che chiede una sospensione dei diritti di proprietà intellettuale – continuavano Albiani e Miccio -.  Asseconda gli interessi dell’industria farmaceutica, senza mostrare la flessibilità necessaria a ricostituire un senso di fiducia in tempi di crisi tanto drammatici”.

 Il rischio che l’apartheid vaccinale si riproponga per il contrasto delle nuove varianti il prossimo autunno

L’attuale apartheid vaccinale rischia peraltro di replicarsi con la prossima generazione di vaccini o terapie anti Covid, sancendo un precedente pericolosissimo per le prossime pandemie.

 “Perché mai i Paesi a basso reddito dovrebbero accettare di fronteggiare le nuove varianti con vaccini di vecchia generazione? – concludono Albiani e Miccio – Rassegnarsi all’idea che i Paesi ricchi facciano di nuovo incetta delle dosi capaci di contrastare nuove varianti? Non serve carità, ma riconoscimento dei diritti. Chiediamo ai governi di fare la cosa giusta, sospendendo le regole della proprietà intellettuale su vaccini e trattamenti”.

La pandemia ha prodotto 40 nuovi miliardari anche nel settore farmaceutico che ha registrato negli ultimi due anni profitti da capogiro. Imprese come Moderna e Pfizer hanno realizzato 1.000 dollari di profitto al secondo grazie al solo vaccino Covid-19 e, nonostante abbiano usufruito di ingenti risorse pubbliche per il suo sviluppo, fanno pagare ai governi le dosi fino a 24 volte in più rispetto al costo di produzione stimato, anteponendo gli utili alla tutela della salute globale in un mondo in cui l’87% dei cittadini nei Paesi a basso reddito non ha ancora completato il ciclo vaccinale.

“È scandaloso che alcuni abbiano accumulato ricchezze, negando a miliardi di persone l’accesso ai vaccini o approfittando dell’aumento dei prezzi alimentari ed energetici – sottolineava in quell’occasione a Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International -. A oltre due anni dall’inizio della pandemia, con più di 20 milioni di morti stimate dovute al Covid-19 e una crisi economica drammatica, i leader dei governi hanno il dovere morale di promuovere misure nell’interesse dei più, soprattutto delle persone più vulnerabili, e non dei pochi”. 

La risposta è venuta. Una risposta vergognosa. Di chi ha raffazzonato un accordo fatto per salvare la faccia, non vite umane”.

Un mondo di bambini sfollati.

Secondo le stime dell’Unicef, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, alla fine del 2021 conflitti, violenze e ulteriori crisi hanno lasciato 36,5 milioni di bambini sfollati dalle loro case, il numero più alto registrato dalla Seconda guerra mondiale. Questa cifra comprende 13,7 milioni di bambini rifugiati e richiedenti asilo e quasi 22,8 milioni di bambini sfollati interni a causa di conflitti e violenzeQueste cifre non comprendono i bambini sfollati a causa di shock o disastri climatici e ambientali, né quelli sfollati di recente nel 2022, anche a causa della guerra in Ucraina. Il numero record di bambini sfollati è il risultato diretto di crisi a catena, tra cui conflitti acuti e prolungati come quello in Afghanistan, fragilità in Paesi come la Repubblica Democratica del Congo o lo Yemen e shock correlati aggravati dagli impatti del cambiamento climatico. Proprio come la fragilità, anche lo sfollamento dei bambini si sta diffondendo rapidamente. L’anno scorso, il numero globale di bambini sfollati è aumentato di 2,2 milioni. 

  “Non possiamo ignorare l’evidenza: il numero di bambini sfollati a causa di conflitti e crisi è in rapida crescita, così come la nostra responsabilità di raggiungerli”, dichiara il Direttore Generale dell’Unicef Catherine Russell. “Spero che questo numero allarmante spinga in primo luogo i governi a evitare che i bambini siano sfollati – e quando sono sfollati, a garantire loro l’accesso all’istruzione, alla protezione e ad altri servizi essenziali che sostengono il loro benessere e il loro sviluppo ora e in futuro”.  

A questo record si aggiungono crisi come la guerra in Ucraina, che da febbraio ha causato la fuga dal paese di oltre 2 milioni di bambini e lo sfollamento interno di 3 milioni.  Inoltre, bambini e famiglie vengono allontanati dalle loro case anche a causa di eventi climatici estremi, come la siccità nel Corno d’Africa e nel Sahel e le gravi inondazioni in Bangladesh, India e Sudafrica. Nel 2021 si sono verificati 7,3 milioni di nuovi casi di sfollamenti di bambini a causa di disastri naturali. 

La popolazione mondiale di rifugiati è più che raddoppiata nell’ultimo decennio e i bambini rappresentano quasi la metà del totale. Oltre un terzo dei bambini sfollati vive nell’Africa subsahariana (3,9 milioni o il 36%), un quarto in Europa e Asia centrale (2,6 milioni o il 25%) e il 13% (1,4 milioni) in Medio Oriente e Nord Africa. 

Mentre il numero di bambini sfollati e rifugiati raggiunge un livello record, l’accesso a servizi essenziali come l’assistenza sanitaria, l’istruzione e la protezione è in calo. Circa due terzi di tutti bambini rifugiati sono iscritti alla scuola primaria,mentre circa uno su tre degli adolescenti rifugiati frequenta la scuola secondaria. 

I bambini migranti – siano essi rifugiati, richiedenti asilo o sfollati interni – possono correre gravi rischi per il loro benessere e la loro sicurezza. Ciò è particolarmente vero per le centinaia di migliaia di bambini non accompagnati o separati che sono a maggior rischio di tratta, sfruttamento, violenza e abuso. I bambini rappresentano circa il 34% delle vittime registrate della tratta a livello globale. 

“L’Unicef  – recita una nota ufficiale da Ginevra – esorta gli Stati membri a rispettare gli impegni assunti nei confronti dei diritti di tutti i bambini migranti, compresi quelli stabiliti nell’ambito del Global Compact sui rifugiati (Gcr) e del Global Compact per le migrazioni (Gcm), e a investire ulteriormente in dati e ricerche che riflettano la reale portata dei problemi che devono affrontare i bambini rifugiati, migranti e sfollati”.

Ora, mettete insieme la denuncia di Oxfam e il report di Unicef. Se non ribollite di rabbia, di dolore, di vergogna, beh, c’è qualcosa che non va. Nel cuore. E nella coscienza. 

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