La politica non può essere solo marketing: leggete Bergoglio per comprendere la crisi
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La politica non può essere solo marketing: leggete Bergoglio per comprendere la crisi

Nell'enciclica Fratelli tutti Francesco critica un certo modo di fare politica: "in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare. Si nega ad altri il diritto di esistere be di pensare

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Riccardo Cristiano Modifica articolo

30 Gennaio 2021 - 15.34


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Forse c’è un modo per leggere questa grave crisi politica con chiavi di interpretazione non solo da Strapaese. La troviamo al paragrafo 15 dell’enciclica “Fratelli tutti” e vorrei partire da qui per presentare un piccolo contributo di interpretazione di quanto ci accade: “Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare e polarizzare. Con varie modalità si nega ad altri il diritto di esistere e di pensare, e a tale scopo si ricorre alla strategia di ridicolizzarli, di insinuare sospetti su di loro, di accerchiarli. Non si accoglie la parte di verità, i loro valori, e in questo modo la società si impoverisce e si riduce alla prepotenza del più forte. La politica così non è più una sana discussione su progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti e del bene comune, bensì solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace. In questo gioco meschino delle squalificazioni, il dibattito viene manipolato per mantenerlo allo stato di controversi e contrapposizione”. 

E’ una fortuna o una sventura che il testo prosegua con il paragrafo 16? E’ una fortuna! L’amaro calice va bevuto fino alla fine: “In questo scontro di interessi che ci pone tutti contro tutti, dove vincere viene ad essere sinonimo di distruggere, com’è possibile alzare la testa per riconoscere il vicino o mettersi accanto a chi è caduto lungo la strada? Un progetto con grandi obiettivi per lo sviluppo di tutta l’umanità oggi suona come un delirio”. 

Ognuno applicando queste parole al contesto italiano potrà scegliere come primo bersaglio quello che preferirà. Ma siamo sinceri: c’è qualcuno che ha dimostrato di saper usare questa occasione della crisi per indicare “un progetto con grandi obiettivi per lo sviluppo” di tutti noi? 

Quella che abbiamo visto dipanarsi nel corso di un mese sprecato è una rissa tra Renzi e Conte molto simile a quella tra Ibrahimovic e Lukaku. Avranno avuto ragione entrambi o avranno avuto entrambi torto? Che senso delle istituzioni c’è nell’additare nel capo dell’esecutivo che si sostiene da mesi e mesi “un vulnus per la democrazia”? E che senso della politica c’è nel dire di un proprio alleato di governo “ se i loro ministri si dimettono mai più un’alleanza con loro”? Delegittimare, esasperare, polarizzare… E noi? Dove vediamo l’interesse, il bene comune, nell’azione di costoro come di un’opposizione che dopo la “rivoluzione pandemia” si ostina a proporre una ricetta economica già impossibile prima della pandemia, figurarsi adesso? 

“Solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace” ci sono state somministrate in un’assenza totale di visione per il nostro futuro. Se volessimo aggrapparci a qualcosa di buona dovremmo ammettere di aver sentito parlare di maggioranza europeista: questo è qualcosa, certamente. Ma cosa vuol dire essere europeisti oggi? Vuol dire non essere sovranisti, populisti, ok… Ma in positivo? Vuol dire rimanere in un perimetro di liberismo selvaggio, dove tanto la famiglia quanto la società e il mercato del lavoro vanno destrutturati in base alla legge dell’io sovrano? O vuol dire affogare in un assistenzialismo dilapidatore? 

La crisi che attraversiamo non è solo sanitaria, né solo economica. E’ anche una crisi sociale, culturale, che non fa più emergere l’idea che esista una comunità. 

Il grande problema è usare l’altro come un manto rosso da agitare davanti ai nostri occhi per trasformarci in un toro furioso. Possiamo dire che per molti, in alcuni picchi “sublimi”, questa politica è arrivata a ridicolizzare se stessa, senza bisogna che l’altro dovesse esasperare i toni. Non sarebbe difficile citare i casi di un transfuga pentito e di un viaggio all’estero per spiegarmi. Ma c’è qualcosa da cui ripartire: questo spettacolo è stato tollerato dagli italiani con una pazienza che fa ben sperare, forse. Forse non è solo rassegnazione, ma i partiti non hanno dimostrato di meritare questa capacità di sopportazione. 

Qualcuno sostiene che la politica stia tentando di riorganizzarsi intorno a tre poli: uno sovranista liberista, uno centrista liberista, uno assistenzialista e liberista. Non vi sembra che manchi qualcosa? Il liberismo è un obbligo, o l’origine dei nostri guai? Io credo che pandemia, mutamenti climatici, disfacimento sociale e prospettiva europea richiedano la costituzione di un polo di democrazia solidale. Sarebbe il più bel dono di questa crisi, un’occasione da non sprecare. 

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