La Gran Bretagna deve riarmarsi e ricostituire le sue riserve attraverso una forma di servizio nazionale per difendersi dalle ambizioni di Vladimir Putin di dominare l’Europa orientale e minare l’Occidente. È l’allarme lanciato dall’ex capo dell’MI6, Sir Alex Younger.
Secondo Younger, la popolazione britannica deve rendersi conto che la minaccia russa è reale, così come il legame tra Putin e gli Stati Uniti: «Putin e Trump insieme hanno fatto del loro meglio per convincerci che le regole sono cambiate».
In un’intervista a Independent TV, riflettendo sulla prontezza della Gran Bretagna ad affrontare un conflitto su larga scala, ha dichiarato: «Temo che ci siamo disarmati militarmente, è evidente. Abbiamo in gran parte smantellato la nostra base industriale e militare, e questo è un grosso problema. Per molti anni siamo stati completamente liberi da qualsiasi minaccia esistenziale. Abbiamo, in modo imperdonabile… intrapreso una serie di guerre di scelta, che hanno imposto sacrifici inutili ai giovani, e c’è un forte cinismo verso l’idea di uno sforzo collettivo per difendere il proprio paese».
Younger ha aggiunto che oggi molti britannici vedono l’esercito come la nazionale di calcio inglese: «Fanno il loro lavoro laggiù e noi li guardiamo in TV — ma questo non può più accadere».
Sulla necessità di prepararsi, l’ex capo dell’intelligence ha affermato che non spetta a lui giudicare l’efficacia della coscrizione, ma ha sottolineato la necessità di reintegrare la difesa nella vita quotidiana, attraverso una visione più ampia e creativa delle forze di riserva.
Alla domanda se Donald Trump, visti i suoi ripetuti appoggi pubblici a Putin, possa lavorare per la Russia, Younger ha risposto con ironia: «Chi lo sa? Personalmente non penso sia un agente russo. Mi sono premurato di non scoprirlo, perché mai uno dovrebbe volerlo sapere? Quindi non lo so. Ma in fondo non è questo il punto. Il punto è che è d’accordo con Vladimir Putin. È d’accordo sul fatto che i grandi paesi abbiano più diritti dei piccoli, soprattutto nel proprio cortile di casa».
Si tratta di una dichiarazione sorprendente: non era mai accaduto che un ex direttore dell’MI6, interrogato pubblicamente sulla possibilità che il presidente degli Stati Uniti potesse essere una spia russa, rispondesse con un’alzata di spalle.
Durante la prima puntata di The Conversation, serie di dibattiti esperti di Independent TV, a fianco di Rachel Ellehuus — ex rappresentante del Segretario alla Difesa degli USA presso la NATO e attuale direttrice del Royal United Services Institute (RUSI) — Younger ha sottolineato che il Regno Unito è indietro rispetto ad altri paesi europei nella capacità e nella volontà di difendersi.
«Tutto dipende da quanto sei vicino a Mosca. In Finlandia c’è una cultura della resilienza ben integrata, dove tutti sono abituati a fare la propria parte. In Portogallo non è così, e in un certo senso è comprensibile. Anche il Regno Unito è diviso: da un lato, abbiamo una storia straordinaria che ci spinge a immaginare un ruolo attivo per la Gran Bretagna, ma c’è anche una forte riluttanza quando si tratta di essere realmente coinvolti».
Con ciò, Younger non si riferisce solo all’impegno di truppe, ma anche alla consapevolezza che una guerra ibrida con la Russia — fatta di disinformazione, attacchi informatici e pressione economica — è già in corso.
Ellehuus ha descritto la minaccia che l’Europa si trova oggi ad affrontare come la più grave dalla Guerra Fredda, resa ancora più seria dal cambio radicale di strategia degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Quest’ultimo ha dichiarato che l’Europa deve provvedere da sola alla propria sicurezza e ha messo in discussione l’utilità della NATO, l’alleanza che ha garantito la stabilità dell’Occidente per oltre 80 anni.
Trump ha anche minacciato di colonizzare il Canada e la Groenlandia, sostenuto molte rivendicazioni di Putin su almeno un quinto dell’Ucraina, e affermato che il paese “potrebbe non essere uno Stato”.
Ellehuus ha spiegato che Putin sta cercando di ridisegnare la mappa dell’Europa, sfruttando il vuoto lasciato da paesi come Ucraina, Georgia e Moldova, che non fanno parte né della NATO né dell’Unione Europea. Questo li rende vulnerabili a infiltrazioni e destabilizzazioni che impediscono loro un pieno inserimento nelle istituzioni occidentali.
«Putin metterà alla prova i limiti dell’articolo 5», ha aggiunto, riferendosi al principio della NATO secondo cui un attacco a uno è un attacco a tutti. «Lo sta già facendo con azioni sotto la soglia della guerra convenzionale».
Secondo il Centre for Strategic and International Studies di Washington, gli attacchi non convenzionali russi contro l’Europa sono aumentati del 300% tra il 2023 e il 2024. Il 27% ha colpito i trasporti, un altro 27% ha avuto come bersaglio enti governativi, il 21% le infrastrutture critiche (oleodotti, cavi sottomarini, rete elettrica), e il restante 21% l’industria, in particolare quella della difesa.
Younger ha sottolineato che Trump, Putin e Xi Jinping sembrano intenti a dividere il mondo in sfere d’influenza, mettendo in discussione la sovranità nazionale, anche in Europa. A tutto ciò si aggiunge la perdita di fiducia nei confronti degli Stati Uniti, un tempo pilastro della cooperazione militare e dell’intelligence occidentale.
Un esempio emblematico è stato quando Trump, da presidente, ha condiviso con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, informazioni segrete su un piano dell’Isis, danneggiando la credibilità americana nel sistema di intelligence “Five Eyes” (tra USA, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda).
La situazione è peggiorata con lo scandalo di Signal, app di messaggistica utilizzata impropriamente da figure di spicco, e con la nomina di persone inesperte ai vertici dei servizi segreti USA.
Younger ha concluso: «Qualunque cosa si pensi, tutto ciò comporta un prezzo in termini di comprensione dell’ambiente operativo e delle minacce. Usare un iPhone per pianificare un attacco che vuoi resti segreto… non è molto intelligente».
Dr Ellehuus ha definito “imperdonabile” l’uso di telefoni personali per comunicazioni riservate, che dovrebbero invece avvenire tramite canali protetti, specie quando in gioco ci sono vite di agenti o truppe sul campo.
Nonostante le tensioni con l’amministrazione Trump, Younger ha assicurato che la CIA rimane profondamente impegnata nella protezione delle sue fonti umane: «È un periodo molto insolito. Ma quando si tratta di difendere l’integrità delle nostre capacità come Five Eyes, c’è un apparato molto forte al lavoro. Anche se non posso negare che oggi sia più a rischio di prima».