S&P Global Ratings non vede un grande aumento dello spread in vista delle elezioni presidenziali in Italia
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S&P Global Ratings non vede un grande aumento dello spread in vista delle elezioni presidenziali in Italia

Sylvain Broyer: "La nostra ipotesi base è che non ci sia un grande incentivo per andare a elezioni anticipate, siamo abbastanza fiduciosi in una situazione di continuità"

S&P Global Ratings non vede un grande aumento dello spread in vista delle elezioni presidenziali in Italia
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13 Gennaio 2022 - 14.54


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Sylvain Broyer, capo economista per l’Europa di S&P Global Ratings, durante una conferenza stampa sulle prospettive dell’Italia è stata molto chiara e netta: “Non vedo un grande aumento dello spread in vista delle elezioni presidenziali in Italia, penso che il differenziale resterà più o meno sui livelli attuali”.

Fra le priorità per l’Italia, Broyer ha indicato quella di “non mettere a rischi l’attuale forte fiducia di imprese e famiglie”, un tema legato alla situazione politica. Ma “la nostra ipotesi base è che non ci sia un grande incentivo per andare a elezioni anticipate, siamo abbastanza fiduciosi in una situazione di continuità”.

L’allargamento dello spread visto dallo scorso ottobre, secondo l’economista dell’agenzia di rating, più che agli scenari politici è da ricondurre alle aspettative di un ridimensionamento degli acquisti di titoli da parte della Bce.

Poi ancora: secondo Broyer, il Covid-19 non giocherà nel 2022 un ruolo fondamentale per l’andamento dell’economia come negli anni passati, ed è improbabile che riesca a mandare fuori rotta la ripresa.

“E’ probabile che il Covid diventi endemico e meno letale, e che l’economia impari a conviverci”, ha detto Broyer. Sul fronte delle strozzature al commercio internazionale, che stanno avendo un impatto sulle imprese sia in termini di inflazione che di forniture, “vi sono segnali che queste stiano cominciando ad allentarsi” nel corso del 2022. Le stime più recenti di S&P Global Ratings per l’Italia, spiegate dal country manager Roberto Paciotti, indicano una crescita de 4,7% quest’anno dopo il 6,4% del 2021, e dell’1,8% nel 2023.

La sfida, ha detto Broyer, è mobilizzare investimenti privati e usare le risorse del Next Generation Eu per colmare il gap di produttività rispetto alla media europea. In questo senso vi sono segnali “di un inizio di una fase di maggior crescita strutturale, ma solo un inizio” – ha detto Broyer – “e in proposito sarà interessante vedere gli sviluppi nel 2023”.

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