di Diego Perugini
Nell’aprile 1988 uscì un disco d’esordio clamoroso, destinato a restare nel tempo. E chi c’era, se lo ricorderà benissimo. Protagonista una giovane cantautrice americana, Tracy Chapman, capace di raccontare storie di ordinaria (talvolta drammatica) quotidianità con piglio deciso, espressiva voce blues e sonorità per lo più acustiche. Canzoni folk dai forti risvolti sociali e politici, in contrasto con certo disimpegno pop degli anni ‘80. Tracy, invece, riuscì a colpire con un lavoro apparentemente fuori dalle mode, che si arrampicò in fretta sul tetto del mondo. E, alla fine, vendette oltre 20 milioni di copie. Anche in Italia quell’anno divenne a sorpresa l’album di maggior successo, superando “In questo mondo di ladri” di Antonello Venditti.
Ma veniamo all’attualità. Il 4 aprile 2025 quel disco, intitolato semplicemente “Tracy Chapman”, verrà ristampato da Elektra/Rhino Records in occasione del suo 35° anniversario (con due anni di ritardo, in realtà). Si tratta della versione in LP, da tempo non più disponibile, su vinile da 180 grammi e proveniente da un master analogico. La confezione includerà anche un inserto di testi tradotti. Sarà l’occasione buona per riascoltare classici come “Fast Car” e “Baby Can I Hold You”. E, soprattutto, la celebre “Talkin’ Bout A Revolution”, toccante ballata che parla di disoccupati ed emarginati in attesa di una rivoluzione. Tema per altro attualissimo.
“Ero appena uscita dal college quando l’album venne pubblicato – ricorda Tracy – E per una giovane cantautrice era un sogno che diventava realtà: registrare le mie canzoni, pubblicare il mio primo disco. Il 1988, quell’anno, segnò l’inizio di un’esperienza elettrizzante nel vedere i fan di tutto il mondo abbracciare questi 11 brani”.
E aggiunge: “Non cambierei nulla dell’album. Non perché pensi che sia perfetto, anzi anche dopo anni vedo i miei errori. Ma, nonostante ciò, è qualcosa di cui vado fiera, ieri come oggi. È stato un lavoro d’amore”.