Jeffery Deaver e la sua prima collaborazione: un thriller tra suspense, innovazione e un nuovo duo investigativo
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Jeffery Deaver e la sua prima collaborazione: un thriller tra suspense, innovazione e un nuovo duo investigativo

Fatal Intrusion di Jeffery Deaver e Isabella Maldonado è un thriller adrenalinico con un nuovo duo investigativo, tra suspense, azione e realismo nelle procedure di polizia.

Jeffery Deaver e la sua prima collaborazione: un thriller tra suspense, innovazione e un nuovo duo investigativo
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1 Aprile 2025 - 21.36


ATF

di Rock Reynolds

Di libri ne ha scritti tanti e, soprattutto, ne ha venduti tantissimi: una cinquantina di milioni in tutto il mondo. La sua è una produzione che si sta facendo pressoché sterminata. Eppure, Jeffery Deaver – da molti considerato il maestro del thriller americano moderno o, comunque, uno dei massimi esponenti del genere – non è stanco di ciò che fa e trova ancora la scintilla giusta per accendere gli animi dei lettori.

Qualche anno fa, nel corso di una lezione speciale di marketing agli studenti della Bocconi, a Milano, estremizzò una sua convinzione asserendo che il mestiere dello scrittore non fosse molto diverso da qualsiasi altro – in fondo, un’idea abbastanza condivisibile, essendo a sua volta fondato su impegno, costanza ed entusiasmo – e che un libro fosse un prodotto di consumo come un dentifricio. Sventolando un tubetto di una grande marca, sostenne che chi lo aveva concepito avesse ipotizzato che il gusto menta fosse più appetibile al consumatore del gusto tonno, o qualcosa di simile, e che, analogamente, quando lui scriveva un romanzo, lo faceva sempre tenendo bene a mente le inclinazioni del suo pubblico che, da buon studioso del mercato, diceva di conoscere benissimo. E c’è da credergli. D’accordo, l’atteggiamento vagamente teatrale di Deaver in quell’occasione lo spinse a una sorta di captatio benevolentiae degli studenti bocconiani perché se c’è una cosa in cui beni di consumo e libri si distinguono è che, per funzionare, un romanzo deve contenere un elemento di sorpresa, un innesco geniale, un aggancio emotivo che nemmeno la ricerca di mercato più approfondita è solitamente in grado di prevedere.

E Deaver pare che non ne sia mai sprovvisto.

Qualcuno potrebbe pensare che creare un personaggio come il detective tetraplegico Lincoln Rhyme – una sorta di moderno Sherlock Holmes – finito nell’olimpo dei grandi detective della storia del noir non sia quella gran cosa, eppure sono in pochissimi a poter dire di avere dato vita a una figura che ha un posto accanto al figlio di Sir Arthur Conan Doyle, a Hercule Poirot di Agatha Christie, a Maigret di Georges Simenon, a Lord Peter Wimsey di Dorothy L. Sayers, a Nero Wolfe di Rex Stout e pochi altri. Eppure la cosa che a Jeffery Deaver sta maggiormente a cuore è mantenere un legame diretto e autentico con i suoi lettori e, per farlo, l’autore originario di un sobborgo di Chicago è convinto di dover mettersi in costante discussione e di dover dare sempre il meglio. La noia è dietro l’angolo? No. L’ispirazione è in crisi? Macché. Deaver dice che, se aspetti che la musa bussi alla tua porta, muori di fame. Sono cose che un bravo autore sa e deve governare. Ecco, dunque, che Jeffery Deaver per la prima volta ha scelto di scrivere un romanzo a quattro mani, scegliendo come “partner in crime”, è proprio il caso di dirlo, una ex ufficiale di polizia, specialista di negoziazioni per la liberazione di ostaggi, Isabella Maldonado, prima ispanoamericana a ottenere il grado di capitano presso il suo dipartimento, in età pre-trumpiana, ovviamente. Non che Jeffery Deaver avesse realmente bisogno di un appoggio, ma, talvolta, una novità nel modus operandi non di un killer bensì di un acclamato autore di successo può dare una spolveratina di pepe in più a una di per sé fortunata carriera.

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In effetti, se c’è una cosa che non fa difetto a Fatal Intrusion (Longanesi, traduzione di Federica Garlaschelli, pagg 495, euro 22), primo capitolo di questa inedita collaborazione, è proprio l’entusiasmo che traspare tra le righe, oltre che l’accoppiata di nuovi personaggi che, a quanto trapela, dovrebbero accompagnarci in altre avventure: Carmen Sanchez, un’agente dell’FBI ligia alle regole della sua professione, e Jake Heron, esperto di sicurezza privata e non altrettanto incline a seguire il protocollo alla lettera. I due, già protagonisti di una breve relazione sentimentale, si trovano alle prese con un killer spietato che attenta alla vita della sorella minore di Sanchez e che, di certo, non fa uso di sistemi convenzionali, muovendosi tra le pieghe oscure della rete e della burocrazia informatica per farla franca e per raggiungere i suoi malsani obiettivo. Ecco perché le competenze di Heron diventano centrali per sventare quella che ha tutte le carte in regola per diventare una carneficina. È una frenetica caccia al topo di settantadue ore nel corso della quale le due parti in causa non si risparmiano colpi bassi. In perfetto stile Deaver, non mancano le sorprese. E, grazie alle competenze sviluppate da Maldonando negli anni passati in polizia, le procedure descritte mostrano un grado di credibilità se possibile superiore al consueto. Siamo nella California meridionale, tra Los Angeles e San Diego, terra ricca, assolata (anche troppo, considerati gli incendi apocalittici di qualche mese fa), multietnica, progressista – già, è lo stesso stato in cui operano e vivono Elon Musk e diversi altri magnati del mondo informatico, sostenitori di Trump e inclini a idee oscurantiste – e pure sognante, non fosse che le differenze tra chi ha e chi non ha sono forse ancor più evidenti rispetto a luoghi meno fortunati. È, dunque, il posto perfetto per le scorribande delle gang legate al narcotraffico e in lotta per il controllo del territorio, ma, grazie anche alla Silicon Valley, è pure lo stato di residenza di molti dei cervelli informatici più fini – e, talvolta, malati – del mondo.

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Con questo romanzo, Jeffery Deaver segna una forte discontinuità – la prima collaborazione vera della sua vita – nel segno, però, della sua formula vincente: suspense, ritmo forsennato, scientificità, passione e voglia di sorprendere.

D’altro canto, Deaver sa benissimo di aver fatto una cosa non esattamente scontata: aver instaurato e mantenuto con i suoi lettori un filo diretto ed essere riuscito a convincerli del fatto che, davvero, tutto ciò che scrive lo scrive per loro, non per se stesso. Qualcuno potrebbe pensare che quest’atteggiamento sia utilitaristico, ma, conoscendo personalmente Deaver, posso testimoniare la sincerità delle sue intenzioni. Naturalmente, cercando di soddisfare appieno le esigenze dei suoi lettori e, addirittura, sondandone gusti e inclinazioni come farebbe un product manager di un’azienda di beni di largo consumo, il maestro del thriller americano è ben conscio di poter continuare a svettare nelle classifiche di vendita. Per questo, non dorme certo sugli allori e, pur sapendo benissimo che il beniamino dei suoi lettori è Lincoln Rhyme, negli anni ha creato altri personaggi di notevole successo, a partire dall’esperta di cinesica Kathryn Dance, per poi approdare a Colter Shaw, un cacciatore di ricompense oggi protagonista pure di una fortunata serie televisiva, Tracker. Perché, come ama dire Deaver, «non tutte le storie che mi vengono in mente sono adatte a Lincoln Rhyme e io le voglio raccontare ugualmente».

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Ecco, dunque, spiegata questa nuova impresa. E, date le premesse, la sensazione è che il sodalizio Carmen Sanchez-Jake Heron – pardon, Isabella Maldonado-Jeffery Deaver – sia destinato a durare nel tempo.

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